Telefonare e navigare in…metropolitana!

Da poco, nella città in cui vivo, è arrivata la possibilità di effettuare telefonate e navigare in internet in metropolitana. Roma si è adeguata, in parte, a città come Milano dove la linea cellulare è una realtà già da un po’ di anni. Grande conquista tecnologica questa che ci da la possibilità di restare in contatto con la “superficie” anche quando siamo nel tubo.

L’utilizzo della rete, come già ebbi a scrivere, è fondamentale per tutti e andrebbe incentivato in ogni senso. Quindi ben venga la diffusione di questa tecnologia anche nei viaggi in metropolitana dove, peraltro, una bella navigata può aiutarci a far passare il monotono tempo del viaggio. Chi di noi, quando ancora non c’era la possibilità di connettersi, non si è lamentato sperando che ben presto questa possibilità diventasse concreta? Una bella chiacchierata sulla chat di Facebook durante un tragitto mattutino da un capolinea all’altro avrebbe certamente alleviato le pene del viaggio anche perché questo viaggio può risultare davvero monotono visto che si svolge, nella maggior parte dei casi, sotto terra, quindi, con ben poco da vedere.

Certo però che se ci facciamo caso, salendo su un qualsiasi convoglio della metropolitana possiamo notare un popolo di compulsivi tutti  (o quasi) con il telefonino in mano, seduti uno accanto all’altro, e tutti collegati, più o meno, allo stesso sito che nel 90% dei casi è il bene amato Facebook o qualche altro social network. Guardando questa scena dall’esterno, appare effettivamente un po’ ridicola ma tant’è visto che abbiamo combattuto e protestato per avere l’amata rete in metropolitana. A parte tutto è evidente che questo sia un segno di progresso e che possa essere davvero utile come solo la rete sa fare. Ad esempio per chi lavora e si sposta in metropolitana può essere di vitale importanza avere sempre la connessione a portata di mano.

Un po’ diverso è, forse, il discorso relativo alla possibilità di effettuare e ricevere telefonate sempre in metropolitana. Può diventare una pratica molesta e segno di evidente maleducazione, tanto più che in Italia non sembra essere possibile parlare normalmente, al limite anche sottovoce, ma sembra sempre e comunque necessario urlare come se fossimo tutti sordi. In qualsiasi luogo si tende a sbraitare, anche solo parlando del più e del meno e ciò accade anche in metropolitana.

Parlare al telefono in mezzo alla gente è spesso segno di maleducazione. Ricordo che, solo fino a pochi anni fa, ad esempio nei ristoranti vi era l’abitudine di spegnere il telefonino. Ora tutto è cambiato, il telefonino è parte della tavola apparecchiata e imbandita quasi fosse necessario come una forchetta o un coltello. Significa che siamo diventati tutti un po’ più maleducati e la metropolitana che è un vero e proprio specchio della società ci dice che siamo una moltitudine di “tossici” del telefonino. Non riusciamo più a farne a meno. Mi chiedo come facevamo, ad esempio, negli anni novanta quando il cellulare non c’era ad avere una vita normale? Come facevamo ad uscire senza cellulare? Basterebbe fare mente locale su quei tempi per accorgersi che si viveva lo stesso tranquillamente.

Forse si doveva offrire solamente la possibilità di navigare e consentire la lettura di un buon libro, magari un E-book senza il vociare molesto delle persone che chiacchierano al telefono e che impediscono, ad esempio, proprio la lettura di qualche pagina di un buon libro da parte di chi cerca di rilassarsi e di ingannare il tempo negli spostamenti, a volte lunghi e faticosi, sulle linee metropolitane delle nostre città.

Comunque, in ultima analisi, non lamentiamoci e diamo alla tecnologia il premio che si merita. Ci rende comunque la vita più agevole e più è fruibile da tutti più c’è un reale progresso che è il fulcro di una buona società.

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

 

 

 

 

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Separati e divisi alla nascita…

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Siamo un popolo strano, davvero strano. Un popolo che abita una terra splendida con scorci unici e con una storia fatta di arte, scienza, architettura, il tutto alla massima potenza. Pensiamo solo al fatto che il 70% del patrimonio artistico MONDIALE si trova in Italia e, per la cronaca, il 16% di questo 70% si trova a…Roma, un vero e proprio museo a cielo aperto.

Tutte queste meravigliose nostre peculiarità dovrebbero, da una parte, renderci fieri e, dall’altra, renderci uniti sotto la bandiera e sotto un così grande orgoglio nazionale che pochi altri popoli possono vantare. Invece, a quanto pare, non c’e’ popolo diviso come il nostro, per vari motivi che vanno dal campanilismo all’ignoranza passando per usi, costumi e tradizioni. Tempo fa mi è capitato di leggere il testo integrale del nostro inno nazionale, “l’inno di Mameli” e leggendo una parte che non viene cantata negli stadi e in altre occasioni ufficiali, ho trovato una frase molto emblematica e, per certi versi, un pò inquietante se rapportata ai nostri tempi. Il testo recita così:   “… Noi fummo da secoli ,Calpesti, derisi, Perché non siam popolo,  Perché siam divisi…”

Il nostro inno è del 1847 e, a giudicare da questa parte del testo, eravamo già divisi allora. Anzi, sembra quasi, che la divisione e, di conseguenza, la mancanza di unità sia un tratto distintivo del nostro popolo. Addirittura veniamo definiti ” calpesti e derisi” e, forse, analizzando le opinioni che hanno di noi all’estero, non si può fare a meno di ammettere che questa cosa accade realmente. Spesso veniamo sbeffeggiati e considerati un pò i “pagliacci contemporanei” con buona pace degli sforzi che ciascuno può fare per tenere alto il nostro nome.

Le diversità e le divisioni sono sotto gli occhi di tutti noi. Inutile fare gli ipocriti. Più che una nazione siamo un insieme di regioni anzi, di provincie, di comuni, di…quartieri. Abbiamo usi costumi e tradizioni che variano non più da regione a regione ma da città a città e, in taluni casi estremi, da quartiere a quartiere. E la cosa più grave è che, oltre ad essere presenti queste diversità, spesso e volentieri vi è un’antipatia che sfocia nell’odio tra “razze diverse”. Sembra quasi, a volte, di essere di fronte, non tanto a diverse caratteristiche di un popolo, ma a popoli diversi nel vero senso della parola. Pensiamo alla contrapposizione tra nord e sud, tra “terroni” e “polentoni”, pensiamo alla rivalità tra Livorno e Pisa (città che distano tra loro pochi chilometri), pensiamo all’antipatia che scorre tra Siciliani e Calabresi, o alla contrapposizione tra Milano e Roma.

Queste differenze e divisioni sono davvero tristi anche perché potremmo sfruttare meglio le diversità che, oggettivamente, esistono. Avere più sfaccettature non è necessariamente un difetto a patto che queste non diventino oggetto e causa di odi, insulti e altre “carinerie” che, ad esempio, possiamo notare nei cori da stadio con campanilismi degni della più bieca ignoranza. Siamo competitivi per le cose più stupide, da chi ha il vino più buono o chi ha la cucina migliore, quando dovremmo considerare le eccellenze che abbiamo nella loro globalità di eccellenze…ITALIANE e non regionali o, peggio, territoriali.

Una testimonianza emblematica delle nostre assurde e ridicole divisioni fu la frase che la neo eletta Miss Italia, Maria Perrusi (calabrese di Cosenza) ebbe a dire in occasione della prima intervista a caldo: ” sono contenta di aver riportato il titolo in…patria!” Frase assurda, ignorante e, cosa sorprendente, non è stata stigmatizzata da nessuno quasi a testimoniare che la Calabria, in realtà, è un’entità staccata dalla Nazione o che il concorso di Miss Italia non sia un concorso nazionale ma una sorta di ” Giochi senza frontiere”. Si potrebbero elencare altri casi di frasi dello stesso tenore e della stessa lunghezza d’onda ma, spesso, andrebbero veramente ignorate perchè dettate da mera ignoranza.

Il buon Mameli ci aveva visto bene, aveva inquadrato il popolo italiano come realmente è. Sta, anzi, dovrebbe stare a noi cercare in tutti i modi di smentire le sue parole e le diversità che ci portano a dividerci e, i certi casi, ad odiarci l’un l’altro. L’unità nazionale è la base per essere il grande popolo che potenzialmente siamo e non è con stupidi campanilismi che ci sentiamo più forti. Abbiamo mille e mille motivi per essere fieri di essere italiani…facciamo nostri questi motivi, nostri di tutti e facciamo vedere di che pasta siamo fatti. Questo è l’auspicio più grande! Evviva l’Italia…unita!

…SOTTO A CHI TOCCA…