In ricordo di un grande uomo…

Questo “misero” blog desidera rendere omaggio ad un uomo unico, esempio per l’umanità…

Nelson Rolihlahla Mandela (Mvezo 18 Luglio 1918 – Johannesburg 5 Dicembre 2013)

R I P  MADIBA

Requiem Aeternam dona eis Domine, et lux perpetua luceat eis. Requiescant in pace.

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Berlusconi – Pascale…una coppia, due imbecilli (sine baculo)

Unknown

Al di là delle fazioni politiche, delle polemiche, delle ragioni e dei torti, delle motivazioni della sentenza di condanna e dei pareri personali ciò che i due soggetti hanno dichiarato nell’immediatezza e nei giorni dopo la sentenza stessa ha dello sconcertante e, ahimè, solo in questo paese, senza ormai più alcun baluardo di decenza e rispetto, può succedere.

Il Silvio, oltre che a ribadire la sua innocenza a cui peraltro forse non crede più nemmeno lui stesso, si è affrettato a dichiarare che la condanna è una vergogna per la democrazia!

E no caro ottuagenario pseudo trombante, le vergogne democratiche sono altre tipo: il recente disastro in Sardegna, le città martoriate dai terremoti e ancora in ginocchio, la sanità che uccide e che mette gli orari di apertura e chiusura ai pronto soccorso (????) come se gli “incidenti” dovessero avere un orario, i pensionati che dopo 100 anni di lavoro si ritrovano con nulla perché la pensione minima o più equivale al nulla, in generale la decadenza totale in cui versa un paese ormai morto e che il Silvio ha contribuito con tanti suoi compari ad uccidere.

Rispetti la legge e soprattutto le sentenze e ringrazi il cielo di avere la possibilità di scontare la pena ai servizi sociali perché in un paese normale sarebbe in galera da anni. Si renda utile a chi soffre aspettando i prossimi processi le relative certe condanne…si si lo sappiamo lui è un perseguitato, anzi la classe politica tutta è un covo di persone perbene inseguita dalla magistratura assassina. Ci si chiede come mai visto che sono tutti bravi e onesti nessuno, ma proprio nessuno ha più fiducia nel nostro paese…sarà persecuzione internazionale???

Detto questo, il colpo di classe, la calata dell’asso, il numero da fuoriclasse ci è stato fornito da Francesca “sciacquetta” Pascale. La vergine compagna del Silvio ha addirittura chiesto un’udienza da Papa Francesco affinché ascolti la…tragedia del suo compagno. Mai sentito nulla di più comico. Tragedia??? ah quanti italiani vorrebbero avere le tragedie di Berlusconi…le tragedie, cara Pascale, sono ben altre, sono quelle di cui si occupa Papa Francesco che ben sapendo quali siano ti negherà qualsiasi incontro perché conosce il senso della vergogna di cui tu e il tuo ottuagenario nemmeno conoscete l’odore. Non scomodare il Papa, per quel che mi riguarda nemmeno lo si dovrebbe nominare per queste cretenerie e poi, dai, ma la immaginate la Pascale col velo bianco da Papa Francesco?? Di questo passo chiederà udienza anche Cicciolina, Riina e…Fiorito, quest’ultimo con una tenda da circo al posto del velo per ovvi motivi di dimensioni…un po’ di ritegno!!

Ora aspettiamo le nuove prove a favore del Silvio con relativi nuovi testimoni ma ci chiediamo dove fossero prima…forse stavano mettendosi d’accordo…..

ricordiamo che in altri paesi se un politico copia una riga della sua laurea, si dimette non tanto per il giudizio degli elettori quanto per un intimo senso della vergogna che, ormai, nel nostro paese non esiste più. Eh già non c’è più nemmeno il senso della vergogna ma solo la voglia di farla franca , sempre e comunque, la voglia di “futtere” il prossimo sempre e comunque, la voglia di fare i furbi sempre e comunque perché la verità è che l’intelligenza non è più di questo posto ed è stata sostitutiva dal surrogato chiamato furbizia. Con la furbizia, senza intelligenza non si va lontano e i fatti sono lì a dimostrarlo.

Tornando alla vicenda dei due piccioncini, una buona notizia c’è: pare che la Pascale voglia portare via, lontano il suo “uomo” per proteggerlo…fosse vero!! La preghiamo di mettere in pratica il suo intento e, così facendo, di proteggerci da lui, da voi….

…SOTTO A CHI TOCCA…

Le mele possono creare dipendenza…!!

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Accanto alle classiche e sciagurate dipendenze da droga, fumo e alccol, dobbiamo stare in guardia dalle…mele in alcune delle loro forme. Sembra infatti che vi sia un pericolo ad avere a che fare con questi frutti e che si possa entrare in un vortice di dipendenza.

La maggior parte delle persone quando sente parlare di mele pensa al vero e proprio frutto magari ignorando che esistono ben altri tipi di mele.

La prima mela che può rappresentare una droga è quella che si erge da decenni come simbolo del più grande e significativo gruppo musicale della storia della musica: The Beatles!

Sembra infatti appurato, tramite appositi studi effettuati, che la musica dei Beatles dia dipendenza creando non solo un desiderio sfrenato di ascoltare questa musica, ma anche una sorta di ripetitività delle note e dei motivi musicali dei Fab Four nella nostra testa fino quasi a diventare, per così dire, un pò “piacevole fastidio”. Quindi la mela simbolo dei quattro baronetti di Liverpool sarebbe la prima droga a cui però potremmo, anzi dovremmo abbandonarci senza timore visto che ne potremmo guadagnare in salute.

Un’altra mela di cui potremmo parlare e dire la stessa cosa è quella che il genio di Steve Jobs ha scelto come logo per la sua compagnia informatica, la sua Apple appunto, che è diventata in poco tempo l’azienda del settore più ricca e importante al mondo e che ha cambiato il nostro modo di vivere in vari campi della vita.

La dipendenza dalla mela di Apple consiste nel fatto che, sostanzialmente, chi prova Apple non riesce più ad usare altro, sembra quasi che, cambiando “marca” si faccia un passo indietro nella corsa alla tecnologia. Spesso abbiamo assistito a persone che hanno fatto un vero e proprio percorso informatico e tecnologico, usando ora questa ora quella tecnologia ma, una volta raggiunta la Apple ed averne fatto conoscenza non sono più riusciti a farne a meno tanto l’utilizzo della Mela di Steve Jobs ha sovvertito il loro modo di pensare e vivere in meglio!

Gli utilizzatori di Apple si possono tranquillamente definire dei veri e propri tossico-dipendenti dai dispositivi del colosso di Cupertino. Anche chi possiede qualcuno di questi dispositivi non può fare a meno di utilizzarli almeno una volta al giorno, pena una sorta di crisi di astinenza.

Un ultimo esmpio di mela “tossica” è forse la più importante e, come ho già scritto altre volte, ogni riferimento a chi scrive è puramente…personale!!

La mela in questione è la più grande, anzi la Grande Mela che ha una capacità e un potere di far dipendere da essa come niente e nessun altro. Una volta conosciuta questa bellissima donna, la più bella che una persona possa incontrare non si riesce più a stare lontani da lei. Quando la si vive si sta bene, è un distributore automatico di endorfine, di gioia, di felicità insomma di energia e passione pura.

Capita spesso che chi la incontra per la prima volta, do poco, pochissimo tempo ci ritorna a causa sia di un’astinenza profonda sia di una sorta di depressione post New York City, a QUALCUNO sarà senz’altro capitato…;)

Questi sono i poteri che, a volte, le mele sono in grado di manifestare, ad ognuno la sua senza dimenticare però il potere delle mele che si colgono dagli alberi e che aiutano non poco la nostra salute.

Quindi evviva le mele in tutte le loro forme siano esse musicali, informatiche, metropolitane o semplicemente naturali. Questa tossicità e questa dipendenza non è affatto dannosa per la salute ma aiuta ogni “settore” del nostro fisico e della nostra mente a migliorare e a stare in forma.

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

Prostituzione intellettuale…che pena!!

Unknown

Mi piacerebbe tornare su un argomento che ho sfiorato un paio di giorni fa in occasione del post avente per oggetto una frase di Steve Jobs. L’argomento, nel titolo, è molto attuale in questo paese ma non solo. La prostituzione intellettuale cioè la vendita al miglior offerente del proprio io, del proprio cervello, delle proprie convinzioni e dei propri sentimenti è un fatto grave che però, guardando un po’ tutti i campi della vita, ha preso piede e si è allargato a macchia d’olio.

In settori di vita come politica, sport, economia ed altri (quasi tutti) ciascuno vende le proprie idee per un nonnulla. In politica abbiamo assistito troppo spesso a personaggi che, per piccoli vantaggi, si sono venduti diventando banderuole e facendosi portavoce di messaggi che solo qualche tempo prima avrebbero aborrito. Un grande personaggio sportivo (nella foto in alto), qualche anno fa, disse davanti alle televisioni che avrebbe accettato tutto tranne la prostituzione intellettuale appunto dando prova che anche nello sport esiste questa pratica. Gli diedero dell’arrogante e borioso quando invece era solamente onesto e coerente con se stesso.

La prostituzione intellettuale è anche quella che abbiamo potuto notare in alcuni giornalisti (vedi Emilio Fede) che, da ottima “zoccola della tv” ha cambiato casacca, ha espresso negli anni opinioni diametralmente opposte tra loro cercando di indirizzare l’opinione pubblica verso quelle idee che, in un certo senso, gli pagavano il lauto stipendio e lo avevano fatto resuscitare da un sicuro oblio.

Essere intellettualmente prostituiti significa non essere se stesso, perdere la propria identità, essere dei morti viventi con la testa di un altro. Ringrazio la collega di ventoetempofermo.wordpress.com che mi ha ricordato che il famoso pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott così parlava:

“… un “falso sè”, una personalità creata per rispondere alle aspettative degli altri, alle esigenze, un palsmarsi su quello che l’altro chiede ed esige, perdendo di vista quel che si è. Alle volte, perdendolo talmente tanto di vista da non riuscire a recuperarlo, da essere incapaciti di distinguere tra quel che si è e quel che ci si mostra di essere, fino ad arrivare alla vera e propria patologia.”

Il buon Donald ha centrato in pieno la questione. Si arriva piano piano ad un falso se stesso che vive solo in funzione degli altri e si perde di vista il nostro mondo solo per qualche piccolissimo vantaggio. Quante volte all’interno dei posti di lavoro abbiamo notato i cosiddetti “lecchini”? Quelli che, per fare un saltino in avanti sono talmente sleali che sarebbero capaci, non solo, di dichiarare il falso ma anche di dire ciò che non pensano e di pensare ciò che non dicono. Questi li possiamo riconoscere perché, solitamente, sono molto ambiziosi e, come tali, sleali. Lealtà e ambizione fanno a pugni da sempre.

Potremmo affermare che la prostituzione intellettuale è il nome gentile del lecchinaggio di c…, sia quello che avviene ad alti livelli sia quello bieco che esiste nei posti di lavoro dove persone insignificanti vendono se stessi e gli altri per pochi € in più al mese o per piccole posizioni di pseudo- privilegio. Comportamenti penosi e purtroppo molto diffusi. Le persone spesso si comportano male, malissimo in maniera del tutto gratuita e perdono di vista il significato della loro vita e, spesso, anche quello della vita altrui.

Se ci pensiamo bene, non c’è nulla di piu’ bello e gratificante di avere idee proprie, di rispettare quelle degli altri e di non prevaricare nulla e nessuno. Le idee, per carità, si possono cambiare, è segno di giovinezza intellettuale. Lo stesso Aristotele diceva che solamente le persone di animo e mente vecchi non cambiano mai idea ma non dovremmo mai vendere le nostre convinzioni per compiacere questo o quello, non dovremmo mai buttarci via dandoci al miglior offerente che poi, magari, non offre tutto sto granché.

La prostituzione intellettuale è molto pericolosa per tutti e, purtroppo, ben presente nelle società contemporanee. L’auspicio è che i giovani, la classe dirigente del futuro venga cresciuta ed incanalata verso un insegnamento opposto, fatto di lealtà coerenza e rispetto per se stessi. Difficle, difficilissimo ma non impossibile…

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

Ribelli e maledetti della musica…

Essere musicista, fare musica ed avere quindi che fare con le sette note musicali è, forse, uno dei mestieri più belli, affascinanti e appaganti che una persona possa fare. Il mondo della musica è un mondo a sé stante che richiede un grande impegno ma che, spesso, ripaga con grandi soddisfazioni. E questo vale per ogni genere di musica dalla classica alla leggera, dal rock al jazz, dal blues al pop e così via.

C’è però un genere di musica che sembra avere in sé, a volte e in taluni casi, un qualcosa di ribelle e maledetto. Il Rock ‘n Roll ci ha abituato ad assistere a spiacevoli quanto ripetitive situazioni strane. Sembra che il successo in questo campo porti l’artista a montarsi la testa e a vivere una vita, per dirla alla Vasco Rossi, sregolata, fatta di eccessi che spesso ha portato a conseguenze disastrose.

Per alcuni musicisti, anche di grande spessore, la musica sembrava quasi passare in secondo piano rispetto ad una vita fatta di droga, alcool e tutto ciò che potremmo definire “fuori dal comune” come se non avessero la capacità di godersi il loro successo conducendo una vita il più possibile vicino alla normalità. Questo sembra valere da sempre e, forse, per sempre. Abbiamo numerosissimi esempi di musicisti che hanno perso la testa e sono finiti malissimo. Per fare alcuni nomi possiamo ricordare artisti del calibro di Kurt Cobain o Janis Joplin o Brian Jones o ancora Jim Morrison ma l’elenco, purtroppo, continuerebbe ancora.

Kurt Cobain leader indiscusso dei Nirvana, autore di pezzi storici e rappresentante di quel movimento detto “grunge” che molti considerano un vero e proprio genere musicale di cui, appunto, i Nirvana erano la più alta espressione. Janis Joplin grande cantautrice americana che ha lasciato un segno indelebile nella musica nonostante la sua poca permanenza in quel mondo. Brian Jones fondatore dei Rolling Stones una delle più importanti band della storia della musica e Jim Morrison vero e proprio poeta della musica e non, autore di brani musicali ma anche di poesie vere e proprie.

Questi quattro personaggi presi ad esempio hanno inciso fortemente nel mondo musicale, con influenze che ritroviamo anche ai giorni nostri ed hanno, incredibilmente, tutti in comune il numero 27 e, per tre di loro, la lettera “J”. Infatti tutti sono morti, chi suicida, chi di overdose, chi dopo una notte di eccessi vari, a 27 anni. Sembra quasi che il numero 27 possa essere identificato come il numero maledetto del rock. Strana coincidenza questa che sembra ricadere sulle menti ribelli, sulle personalità un po’ fuori dai canoni e con un forte senso di disagio personale e sociale che, spesso, traspariva e traspare nelle loro canzoni.

Questi quattro personaggi vengono citati perché hanno in comune questo fatto un po’ inquietante del numero 27, ma l’elenco potrebbe proseguire con nomi come John Bonham, Sid Vicious, Sid Barret e, più vicini ai nostri tempi Whitney Houston e Ami Winehouse tuti scomparsi in circostanze spiacevoli e, per certi versi, misteriose. Leggere informazioni e biografie di questi personaggi, oltre ad essere interessante, è anche, per certi versi, un po’ angosciante.

Come possiamo ben intuire, a parte qualche caso, tutti questi avvenimenti “musical-luttuosi” sono accaduti molti anni fa, anni in cui proliferavano le grandi band che hanno fatto la storia della musica e che oggi, tra i vari X-Factor e Amici, sembrano non essere più in grado di nascere e di formarsi. Oggi vanno di moda i ragazzini sconosciuti e spesso senza competenze musicali che partecipano a questi “talent show” ma questo è un’altra storia…

Le vicende di questi e di altri musicista restano, a volte, avvolte nel mistero e destano interesse e curiosità in coloro che amano la musica che, peraltro, sono abituati a trovare dei misteri all’interno di essa, ma per fortuna la musica è qualcosa di immortale e, anche se questi personaggi e le loro rispettive band non esistono più, possiamo sempre ascoltare le loro opere e godere delle note musicali e delle parole da loro scritte. e possiamo farlo sempre, per sempre quando più ci piace. Questo è la vera potenza della musica, il fatto che essa, una volta creata, sia avvero immortale come poche altre cose al mondo…fortunatamente per il mondo stesso!!

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

 

 

Separati e divisi alla nascita…

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Siamo un popolo strano, davvero strano. Un popolo che abita una terra splendida con scorci unici e con una storia fatta di arte, scienza, architettura, il tutto alla massima potenza. Pensiamo solo al fatto che il 70% del patrimonio artistico MONDIALE si trova in Italia e, per la cronaca, il 16% di questo 70% si trova a…Roma, un vero e proprio museo a cielo aperto.

Tutte queste meravigliose nostre peculiarità dovrebbero, da una parte, renderci fieri e, dall’altra, renderci uniti sotto la bandiera e sotto un così grande orgoglio nazionale che pochi altri popoli possono vantare. Invece, a quanto pare, non c’e’ popolo diviso come il nostro, per vari motivi che vanno dal campanilismo all’ignoranza passando per usi, costumi e tradizioni. Tempo fa mi è capitato di leggere il testo integrale del nostro inno nazionale, “l’inno di Mameli” e leggendo una parte che non viene cantata negli stadi e in altre occasioni ufficiali, ho trovato una frase molto emblematica e, per certi versi, un pò inquietante se rapportata ai nostri tempi. Il testo recita così:   “… Noi fummo da secoli ,Calpesti, derisi, Perché non siam popolo,  Perché siam divisi…”

Il nostro inno è del 1847 e, a giudicare da questa parte del testo, eravamo già divisi allora. Anzi, sembra quasi, che la divisione e, di conseguenza, la mancanza di unità sia un tratto distintivo del nostro popolo. Addirittura veniamo definiti ” calpesti e derisi” e, forse, analizzando le opinioni che hanno di noi all’estero, non si può fare a meno di ammettere che questa cosa accade realmente. Spesso veniamo sbeffeggiati e considerati un pò i “pagliacci contemporanei” con buona pace degli sforzi che ciascuno può fare per tenere alto il nostro nome.

Le diversità e le divisioni sono sotto gli occhi di tutti noi. Inutile fare gli ipocriti. Più che una nazione siamo un insieme di regioni anzi, di provincie, di comuni, di…quartieri. Abbiamo usi costumi e tradizioni che variano non più da regione a regione ma da città a città e, in taluni casi estremi, da quartiere a quartiere. E la cosa più grave è che, oltre ad essere presenti queste diversità, spesso e volentieri vi è un’antipatia che sfocia nell’odio tra “razze diverse”. Sembra quasi, a volte, di essere di fronte, non tanto a diverse caratteristiche di un popolo, ma a popoli diversi nel vero senso della parola. Pensiamo alla contrapposizione tra nord e sud, tra “terroni” e “polentoni”, pensiamo alla rivalità tra Livorno e Pisa (città che distano tra loro pochi chilometri), pensiamo all’antipatia che scorre tra Siciliani e Calabresi, o alla contrapposizione tra Milano e Roma.

Queste differenze e divisioni sono davvero tristi anche perché potremmo sfruttare meglio le diversità che, oggettivamente, esistono. Avere più sfaccettature non è necessariamente un difetto a patto che queste non diventino oggetto e causa di odi, insulti e altre “carinerie” che, ad esempio, possiamo notare nei cori da stadio con campanilismi degni della più bieca ignoranza. Siamo competitivi per le cose più stupide, da chi ha il vino più buono o chi ha la cucina migliore, quando dovremmo considerare le eccellenze che abbiamo nella loro globalità di eccellenze…ITALIANE e non regionali o, peggio, territoriali.

Una testimonianza emblematica delle nostre assurde e ridicole divisioni fu la frase che la neo eletta Miss Italia, Maria Perrusi (calabrese di Cosenza) ebbe a dire in occasione della prima intervista a caldo: ” sono contenta di aver riportato il titolo in…patria!” Frase assurda, ignorante e, cosa sorprendente, non è stata stigmatizzata da nessuno quasi a testimoniare che la Calabria, in realtà, è un’entità staccata dalla Nazione o che il concorso di Miss Italia non sia un concorso nazionale ma una sorta di ” Giochi senza frontiere”. Si potrebbero elencare altri casi di frasi dello stesso tenore e della stessa lunghezza d’onda ma, spesso, andrebbero veramente ignorate perchè dettate da mera ignoranza.

Il buon Mameli ci aveva visto bene, aveva inquadrato il popolo italiano come realmente è. Sta, anzi, dovrebbe stare a noi cercare in tutti i modi di smentire le sue parole e le diversità che ci portano a dividerci e, i certi casi, ad odiarci l’un l’altro. L’unità nazionale è la base per essere il grande popolo che potenzialmente siamo e non è con stupidi campanilismi che ci sentiamo più forti. Abbiamo mille e mille motivi per essere fieri di essere italiani…facciamo nostri questi motivi, nostri di tutti e facciamo vedere di che pasta siamo fatti. Questo è l’auspicio più grande! Evviva l’Italia…unita!

…SOTTO A CHI TOCCA…

Proviamo a dire chi sono i migliori…

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Oggi mi piacerebbe affrontare una delle più annose questioni musicali, ben sapendo fin da ora che, se ad una conclusione arriverò, essa sarà il risultato di mere valutazioni “personali” e che non si tratterà mai di una ” risposta definitiva” e universale. La questione, un po’ infantile e anche superficiale (mi rendo conto), è di stabilire, in un modo o nell’altro, quale sia e quali siano le migliori band al mondo di sempre. Quante volte ci siamo chiesti, da soli o tra amici, da giovani o da adulti, quali siano i migliori musicisti tra quelli che ci hanno accompagnato e che ancora ci accompagnano nella nostra quotidianità? Credo che tutti gli appassionati di musica lo abbiano fatto prima o poi, chi più chi meno. Ed è anche un “giochetto” divertente in cui si formano delle vere e proprie fazioni, quasi da stadio, ognuna delle quali sfoggia i propri vessilli, difende ed osanna i propri beniamini.

Restando nell’ambito della musica leggera, pop o rock, probabilmente, anzi sicuramente, dobbiamo considerare i Beatles fuori concorso, di un altro pianeta. Essi potrebbero occupare, diciamo, la posizione 1A, la primissima, quella irraggiungibile. La occupano per ciò che hanno rappresentato e per ciò che ancora oggi rappresentano. Con loro tutto ebbe inizio, con loro tutta l’umanità ha imparato ad ascoltare un certo tipo di musica, ad ascoltarla in un certo modo, a delirare di emozioni, ad avere una passione per le note che andava al di là di tutto. Sono stati in grado di inventare una vera e propria leggenda che, ancora oggi, li pone come punto di riferimento di chi ama la musica e li fa considerare tra i personaggi che più hanno inciso nella storia della musica e dell’umanità.

Dobbiamo considerare che, di base, tutti coloro che fanno musica ad un certo livello sono grandissimi musicisti e grandi artisti. Non si può dire che, per fare qualche nome, i Queen siano meglio degli INXS, né che I Police sino meglio dei Rolling Stones e cosi via. Tutti sono magnifici musicisti, ottimi dispensatori di emozioni ed energia positiva.

Ma, sempre per fare qualche nome,  ci sono delle band che hanno maggiomente inciso sulle “sette note” per vari motivi, in particolare, perché hanno lasciato, forse oggettivamente, un segno indelebile. Sicuramente dimenticherò qualcuno e me ne scuso sin da ora aspettando, perchè no, le vostre precisazioni, aggiunte e critiche…

Alcuni dei magici nomi (in ordine sparso) sono: Led Zeppelin, Genesis, U2, Guns ‘n Roses, Pink Floyd. Quattro dalla Gran Bretagna e uno dagli Stati Uniti a conferma che, per questo tipo di musica, il Regno Unito la fa da padrone.

I Led Zeppelin perche’ composti da musicisti sopraffini, veri e propri personaggi, “animali da palco” quattro gemme assolute e con un  John Bonham in più, considerato unanimemente il miglior batterista di sempre avendo anche creato dei grooves ancora oggi imitati e attualissimi. Autori di pezzi storici (Stairway to Heaven, Black Dog, Kashmir, Rock and Roll,Whole lotta Love), dalla grinta inimitabile che sono entrati nell’anima e nel cuore di milioni di persone di più generazioni.

I Genesis perché esempio longevo e trasformista di vena artistica. Hanno attraversato decenni proponendo brano unici e sapendosi reinventare di continuo anche se, i “Talebani della musica” preferiscono sempre e comunque “l’era Gabriel”. Anche qui siamo di fronti a geni della musica capitanati prima da quell’istrione di Peter Gabriel poi dal ritmo fatto persona… Philip David Charles Collins. Senza dimenticare gli altri e le loro innumerevoli “genialate” in cui la muisca raggiunge livelli celestiali quasi inarrivabili. Davvero troppe per citarne alcune…

Gli U2 perché, dal vivo, rappresentano (ora un pò meno data l’età) ciò che più si avvicina alla perfezione con performance storiche come quella al Live Aid del 1985. Con un leader, Paul Hewson detto “Bono Vox“, unico, con una voce calda come poche e una prorompenza straordinaria. Rappresentano, tra l’altro, un raro esempio di longevità di rapporti personali, sembrando oltre che colleghi musicisti anche veri amici. Anche qui vale il discorso precedente: troppi brani da leggenda per poter fare un degno elenco senza dimenticare qualcosa.

I Guns ‘n Roses perché sono un cocktail di tutto ciò che fa parte della musica: tecnica, originalità, carisma, genio e sregolatezza (tanta forse troppa!). Con uno dei front man più eccezionali di sempre forse il primo dopo “sua maestà” Freddy Mercury. William Bruce Rose al secolo Axl Rose e poi Slash e ancora Dizzy Reed e Steven Adler. Si dice che la batteria andrebbe suonata come Steven Adler ha fatto durante il tour mondiale da cui è stato tratto il doppio ” Live Era ’87-’93”. Welcome to the Jungle, Sweet Child o’ mine, You could be mine e un’infinità di altre perle…

I Pink Floyd perché creatori di suoni meravigliosi e dotati di uno stile inconfondibile che ben si esprimeva nei loro magnifici e luminosissimi spettacoli Live. Roger Waters & Co. hanno prodotto capolavori immortali che viaggiano nel tempo ormai da decenni senza essere minimamente intaccati dai gusti che, necessariamente, cambiano. Miti come “The wall” non moriranno mai e, possiamo forse affermare che fanno parte non solo della storia della musica ma proprio della storia dell’umanità.

Fatta questa azzardatissima classifica, sarebbe bello, poter assistere a qualche esibizione di quello che potremmo definire un “dream team” composto da tutti o quasi i migliori elementi dei gruppi citati. Sarebbe davvero un’emozione unica come solo la musica è in grado di offrire. La speranza è l’ultima a morire…

Di nuovo rinnovo le scuse per sicure dimenticanze e altrettanto certi errori e/o omissioni. Ma data la complessità dell’argomento mi auto assolvo sperando di aver stimolato un po’ lo spirito critico di chi avrà la bontà di leggermi.

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

 

 

 

 

Un omaggio a…Enzo Tortora!!

Enzo_Tortora1987

In questo periodo, anzi, in questa era di una giustizia non sempre efficiente, mi sembra quasi doveroso parlare un pò di quello che è stato il più grande e uno dei più devastanti errori giudiziari degli ultimi cinquanta anni. Il caso di Enzo Tortora ha calamitato l’attenzione di tutti per molto tempo e, ancora oggi, molti non lo hanno dimenticato…per fortuna.

Enzo Tortora, genovese di nascita ma milanese di adozione era (ed è ancora) uno dei personaggi più amati della storia della televisione italiana. Conduttore prima radiofonico poi televisivo, laureato in giurisprudenza e soprattutto uomo di saldi principi morali. All’apice del suo successo, il 17 Giugno del 1983,  venne arrestato su “consiglio” di un pentito. Venne arrestato perché questo pentito, che oggi tutti manteniamo e di cui non faccio il nome per rispetto alla moralità, era forse un po’ invidioso o semplicemente il nome di Tortora fu quello che per primo gli venne in mente, così a caso, tanto per fare qualcosa.

Detto fatto: il pubblico ministero di allora e i suoi colleghi che conducevano le indagini, non si presero nemmeno la briga di fare le minime ma necessarie verifiche di ciò che fu loro detto. Per esempio, alla fine delle indagini si scoprì che il nome scritto nella agendina del pentito non “Tortora” bensì “Tortona”. Il pubblico ministero Diego Marmo (stavolta il nome lo faccio affinché sia quest’uomo esempio di ciò che NON va fatto) aveva forse fame di notorietà e individuò in Enzo Tortora l’uomo che questa notorietà poteva offrirgliela.

Il giorno in cui lo arrestarono, portandolo a Regina Coeli, lo fecero scendere cento metri prima dell’entrata del carcere, con tanto di manette, per darlo così in pasto a fotografi e televisioni. E nessun rappresentante delle Istituzioni si scandalizzò né protestò come fecero, ad esempio, quando uno di loro (il Sig. Carra) venne arrestato e fotografato in occasione di Mani Pulite nel 1992. Lo schifo continuò senza pietà imbastendo un castello di accuse, a dir poco, stravaganti e ridicole. Tortora venne più volte trasferito da un carcere all’altro dimostrando, da parte degli organi istituzionali, una mancanza di rispetto per un uomo che, a causa loro, si era ormai gravemente ammalato. Continuò comunque la sua attività per difendersi da una delle più grandi porcherie giudiziarie che purtroppo aveva “scelto” lui.

Quando venne eletto al parlamento europeo da subito rinunciò all’immunità convinto come era di poter essere in grado di dimostrare la sua estraneità ai fatti contestatigli che, per la cronaca, erano detenzione e spaccio di droga. Malgrado la sua forte attività difensiva, non riuscì ad evitare una condanna a dieci anni di carcere. Dopo infinite vicissitudini giudiziarie e infinite umiliazioni venne, nel 1987, definitivamente assolto dalle accuse. Peccato che, nel frattempo, si era ammalato in modo gravissimo e, purtroppo per tutti (ma proprio tutti), si spense nel 1988 ucciso dallo Stato, ucciso da una magistratura indegna, collusa, corrotta e soprattutto incapace.

Ha lasciato, oltre che una moglie e due figlie, un segno indelebile nella storia del nostro paese tanto grande quanto è grande  la vergogna che i suoi carnefici devono provare, ma dubito che gente così sia capace di provare un sentimento come la vergogna. Ne dubito perché, solo per parlare di uno di questi, l’ex Pubblico ministero Diego Marmo ha continuato la sua penosa carriera da magistrato, ottenendo dallo Stato varie promozioni che lo hanno portato a ricoprire il ruolo di presidente di sezione della Corte di Cassazione e, ora, forse si sta godendo una pensione dorata alle spalle nostre e con la toga insanguinata del sangue di Enzo Tortora. Lo schifo a volte può essere infinito anche e soprattutto perché la gente, purtroppo, dimentica. Ma non tutti…

Sarebbe opportuno non dimenticare questo caso e parlarne nelle scuole e nelle facoltà di giurisprudenza di tutto il paese portandolo ad esempio di ciò che un giurista non dovrebbe essere mai.

Alla fine del suo processo, Enzo Tortora fece una dichiarazione spontanea daventi alla corte, disse:

“Sono innocente”. Lo grido da tre anni, lo gridano le carte, lo gridano i fatti che sono emersi da questo dibattimento! Io sono innocente, spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi.» »

Lui lo era, era il più innocente di tutti…la corte no!!! Vergogna, Vergogna, Vergogna!!

…SOTTO A CHI TOCCA…

Sempre la stessa musica…cacofonica!!

A due mesi dalle elezioni possiamo dirlo ufficialmente: siamo davvero, di nuovo, alle solite. Non cambia mai nulla anzi tutto sembra peggiorare. i nostri politici, anzi politicanti hanno, in questi due mesi circa, dato uno spettacolo a dir poco penoso, ridicolo che ci espone ancora di più ai rischi di una crisi che chi dovrebbe affrontare sembra non essere in grado di farlo.

Dopo un inizio promettente tutto è scivolato verso la vecchia logica dello scambio di poltrone, verso le promesse di tutela degli interessi di questo o di quello, verso i soliti impicci insomma. Anche le forze “nuove” hanno forse un tantino deluso chiudendosi a riccio e dando, a volte, l’impressione di non voler “giocare” perché forse impauriti da un gioco più grande di loro.

Quindi la prima conseguenza è che questo paese non ha ancora un nuovo governo che sia espressione della volontà popolare. E’ anche vero che, chi di dovere (Sig. Napolitano), non ha avuto a sua volta il coraggio politico di affidare un incarico di governo a chi, volenti o nolenti, ha vinto le ultime elezioni. Intanto la crisi delle famiglie, degli imprenditori, di tutto, galoppa e loro che fanno? gli incontri per “inciuciare” e avere le poltrone. Senza contare che nel nuovo parlamento ci sono ancora volti impresentabili, indagati e condannati alcuni anche per truffa allo stato. Non faccio nomi non per timore ma solo perché chi mi legge già li conosce da solo.

Il nostro presidente della Repubblica, che alcuni hanno definito una gemma in un mare di noia, non ha trovato altro di meglio che nominare dieci saggi. Non uno o due o tre…ben dieci. A giudicare dalle condizioni in cui hanno ridotto un paese splendido non pensavo proprio che tra di loro politicanti vi fossero addirittura dieci saggi!! Poi ho letto alcuni dei loro nomi ed ho capito tutto, in realtà la mia impressione era giusta e non abbiamo nessun saggio. Uno di questi è  il Sig. Gaetano Quagliariello (Don Tano) e dopo lui saggio mi aspetto davvero che Topo Gigio vinca il premio Nobel per la letteratura!!! Incredibile…

Dopo una decina di giorni di “lavoro” i sedicenti saggi hanno prodotto due informazioni essenziali e soprattutto nuove! la prima è che, secondo loro, non è possibile abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Davvero non ci aspettavamo una cosa simile da chi, di questo finanziamento, vive da decenni in maniera parassitaria. La seconda delle loro creazioni è che con due camere non c’è governabilità. Ma davvero?? sono due mesi che ci siamo accorti che al senato non vi è una maggioranza ma ora Don Tano & C. ci hanno illuminato. Che saggezza!!

In queste ore poi sono impegnati ad eleggere il nuovo capo dello Stato e alcuni nomi di papabili mettono i brividi. Verrebbe voglia davvero di abbandonare l’Italia. Alcuni dei possibili eletti sono stati immischiati in scandali più o meno gravi (chiedere a Prodi dei fondi Europei di Nomisma) altri sono figure che non sarebbero in grado, per inesperienza, di ricoprire quella che resta sempre la prima carica Istituzionale. Infatti alcuni di questi hanno già declinato l’offerta.

Nella politica di questo paese cambiano, a volte, alcuni degli orchestrali ma la musica resta sempre la stessa e non è una musica piacevole. Urta i timpani di un popolo che ha mostrato una pazienza nei loro confronti che rasenta la stupidità, la “mollezza” morale che, forse, andrebbe messa da parte per tirare fuori un po’ di rabbia nei confronti di coloro che sono o dovrebbero essere sempre, non dimentichiamolo, dei dipendenti del popolo. Persino la Chiesa, a volte tanto bistrattata e contestata dalla politica, ha capito i propri errori e in occasione dell’elezione del suo ” capo dello Stato” ha avuto il coraggio di cambiare rotta, di eleggere il nuovo, un Papa che sapesse far convergere la benevolenza di tutti. E i risultati si vedono ogni giorno con un gradimento al capo della Chiesa senza precedenti.

Ma loro, i nostri politicanti, no! non riescono proprio a scrollarsi di dosso la polvere decennale che li contraddistingue e che rischia di portarci alla rovina totale. C’e’ sempre la speranza,  l’auspicio anzi l’esigenza che le cose siano fatte per noi, per il popolo e non per l’interesse di una casta o peggio solo di alcuni suoi rappresentanti.

…SOTTO A CHI TOCCA…

L’arte del perdono…a volte sconosciuta…

Quante tensioni, quante incomprensioni ci portano quotidianamente ad avere screzi con questo o con quello. Il litigio è una cosa connaturata all’uomo, a volte è inevitabile, causato da diversità di vedute,  da comportamenti altrui che ci offendono o comportamenti nostri che urtano la suscettibilità degli altri. Questo forse è normale ma c’è una cosa che realmente, a volte, rovina tutto, rovina noi stessi e gli altri impedendoci di avere o ricominciare ad avere rapporti, per così dire, normali. Questa cosa si chiama orgoglio.

A volte a causa del nostro orgoglio non riusciamo proprio a tornare sui nostri passi e chiedere scusa come se facendo ciò ci mostrassimo deboli al cospetto degli altri. Allo stesso modo, spesso, l’orgoglio che per alcuni è proprio innato, ci preclude la via del perdono, non ci consente di perdonare un amico, un parente o un conoscente che ci ha fatto del male. Si assistono a lotte decennali tra persone che, per delle scemenze, non si parlano, non si chiedono scusa e non riescono a perdonare l’un l’altro. Perdonare o chiedere scusa, al giorno di oggi, è visto come un segno di debolezza e nessuno vuole farsi vedere debole al cospetto degli altri meno che meno di fronte a coloro con cui abbiamo avuto screzi e incomprensioni.

Nulla di più sbagliato. Il chiedere scusa è sintomo di intelligenza di sensibilità e di bontà d’animo e il perdono e il saper perdonare è quanto di più lontano dalla debolezza di indole o di animo, è un segno di grande potere, di potere interiore offerto all’esterno per renderci la vita migliore. Pensiamo ad una delle forme di potere più grandi di sempre anzi forse la più grande davvero: il potere degli antichi imperatori romani. Siamo tutti portati a pensare che il potere degli imperatori fosse quello di gestire la Res Pubblica o di gestire l’esercito o di poter avere privilegi al cospetto dei quali quelli che ha chi ci governa ora impallidiscono. Ma non è così! La modalità più alta in cui il potere dei Cesari si esplicava era…il perdono, il perdono concesso ad uno schiavo che magari si era reso responsabile di azioni turpi. Solo l’imperatore aveva questa facoltà di perdonare ed esercitando questa facoltà mostrava la sua potenza, il suo potere…altro che debolezza! E noi invece oggi infinitamente più piccoli e insignificanti degli imperatori pensiamo che perdonando o chiedendo scusa possiamo essere considerati deboli?! Ma per favore!

Sarebbe auspicabile che tutti imparassimo di più la pratica del chiedere scusa e soprattutto quella di perdonare. Chiedere scusa e perdonare ci fa sentire più vivi, migliori più degni di stima da parte del prossimo. Non sono qui a scrivere del concetto di perdono inteso dal punto di vista religioso. Il concetto di cui sto parlando è meramente sociale, per arrivare ad avere una società migliore. Credo che, non solo, dovremmo chiedere scusa e perdonare nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano ma dovremmo farlo anche riguardo ai massimi sistemi come guerre e tensioni politiche tanto attuali al giorno di oggi. Mi immagino quanto sangue potrebbe essere risparmiato se i vari popoli in guerra tra loro riuscissero a mettere da parte quella brutta bestia che si chiama orgoglio, si sedessero ad un tavolo, si chiedessero scusa e si perdonassero. Non sarebbe meglio? Non sarebbe più umano? Io voglio ancora sperare che il modo di vivere nostro e degli altri possa cambiare facendo del perdono e del chiedere scusa una regola di vita e non voglio considerarmi un disilluso.

…SOTTO A CHI TOCCA…