Non dire estate se non…

Anche se il tempo fa un po’ di bizze l’estate è arrivata già da un mese esatto. Ci sono tanti simboli estivi come, ad esempio, il gelato, le creme solari, gli occhiali da sole, le infradito o la grigliata all’aperto con gli amici ma per molti non è estate se non si va una o più volte ad assistere ad un concerto, possibilmente in un grande stadio con una grande band.

Questa è una estate non tanto piacevole dal punto di vista meteorologico ma molto ricca di appuntamenti musicali di alto livello a cui assistono centinaia di migliaia di persone appassionate. Assistere ad un concerto nel periodo caldo dell’anno è una esperienza unica, ogni volta diversa sia per la musica sia per le atmosfere.

Di solito si acquista il biglietto molti ma molti mesi prima ma alcuni preferiscono cercarlo e trovarlo direttamente davanti allo stadio il giorno del concerto dai cosiddetti “bagarini”,  tra l’altro vietati dalla legge, che spesso vendono tagliandi falsi provocando delusioni e grandi disagi. Poi passano i mesi e piano piano si arriva alla data fatidica e l’emozione per ciò a cui assisteremo ci fa tornare, per certi versi, bambini con la smania di “scartare” e vedere il regalo che ci siamo fatti.

I giorni che precedono il concerto sono, solitamente, dedicati al “ripasso” dei brani dei nostri beniamini per non rischiare di farci trovare impreparati ad un eventuale, e sempre immancabile, karaoke collettivo. Quindi si rispolverano vecchi cd e si canta ovunque, in macchina, sotto la doccia o sdraiati sul divano. Poi, quasi all’improvviso, arriva il fatidico giorno e l’adrenalina inizia a salire quella curva che avrà il suo apice più o meno alla fine del concerto in cui ci si sente, a dir poco, elettrizzati.

La giornata del concerto scorre via tra preparativi vari, strategie di avvicinamento al luogo dell’evento e calcoli di orari e posti da scegliere. Poi ci si reca allo stadio in una processione collettiva fatta di volti felici ed emozionati, fatta di occhi innamorati della musica che sono a forma di nota musicale o di chiave di violino.

Sul luogo del concerto inizia per molti la battaglia per portare all’interno una scorta di acqua visto che, tra emozione, caldo e movimento, la disidratazione è dietro l’angolo ed il prezzo dell’acqua ai chioschetti è davvero assurdo. Allora ecco chi si porta tappi di scorta infilati nelle calze o chi le da alla propria compagna da custodire in mezzo al seno simbolo della vita come del resto l’acqua che i tappi in questione andranno a chiudere…

Una volta entrati, con o senza acqua, ci si sente come se si stesse visitando un tempio con il palco che la fa da padrone e l’energia della folla che si sente già dall’inizio anche senza musica. Chi mangia, chi beve (alcuni troppo), chi chiacchiera per ingannare l’attesa sempre con in sottofondo la musica dei gruppi di supporto che, spesso e volentieri, nessuno conosce ma tutti ascoltano volentieri.

Passano i minuti, per alcuni le ore e piano piano arriva l’imbrunire che porta con sé…la musica, l’emozione, l’adrenalina. Le luci si spengono, il palco diventa buio e, di colpo, tutto si accende e la dea musica inizia il suo show in un tripudio di voci, balli, mani alzate, urla, svenimenti (per caldo o emozione) e passione. Il sudore è caratteristica di chi suona e canta ma anche di chi ascolta. Le T-shirt alla fine sono da strizzare come in una sorta di battesimo o atto di purificazione dell’anima. Perché spesso un concerto è proprio questo: una purificazione del corpo, dell’anima e della mente dove, alla fine, ci si sente meglio, quasi svuotati dalle tossine accumulate, più rilassati e più felici perché il potere della musica è questo ed è un potere enorme e meraviglioso.

Dopo circa tre ore dalla prima nota e molte di più dal primo pensiero del concerto, purtroppo, tutto finisce, si riaccendono le luci e la delusione per la fine lascia spazio alla felicità per quanto vissuto, ai commenti e ai ricordi che resteranno dentro per sempre, anche a chi non fa foto della serata. La musica ti resta dentro sempre, ti gira dentro le vene e al cervello ed è anche per questo che è l’arte per eccellenza che emoziona semplicemente con sette note (7 è formato da due volte il 3, numero perfetto più 1 cioè Dio).

Il pensiero di molti alla fine di un concerto è il desiderio di assistere ad un concerto al giorno almeno d’estate, stagione amica della musica e in cui le emozioni quasi raddoppiano. Questo è l’auspicio di molti anche di coloro che accompagnano il proprio concerto con troppo alcool in corpo ma questa è un’altra storia.

Credo che molti si possano riconoscere in queste poche righe che raccontano un’emozione estiva, un’emozione musicale, un’emozione unica…

…SOTTO A CHI TOCCA…

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