Una riforma…provocatoria…

In questo periodo dove tutti, chi più chi meno, siamo chiamati a fare sacrifici economici per combattere una crisi prodotta da chi non ha saputo amministrare correttamente il nostro denaro, un tema sempre molto attuale è rappresentato dal sistema pensionistico e dalla sua relativa e necessaria riforma. In realtà con l’ultimo governo è stata introdotta una riforma che però non è piaciuta quasi a nessuno. In base a questa ultima riforma, chi era in procinto di godersi il meritato riposo dopo anni di lavoro si è visto chiudere la finestra (nel vero senso della parola) in faccia e ha dovuto prorogare la permanenza la lavoro di altri anni. Altri, in maniera molto più drammatica, sono rimasti in un pericolosissimo limbo: gli esodati.

E’ vero che, anche in questo caso, non ci sono fondi per pagare le pensioni ma è altrettanto vero che non sono stati ancora chiesti sacrifici (anche se temporanei) a chi gode delle cosiddette pensioni d’oro. Tempo fa, parlando con una persona che conosco, sono rimasto sorpreso da alcuni suoi discorsi relativi ad una pseudo riforma pensionistica di emergenza che lui stesso considerava una provocazione… ma non troppo.

Il punto principale era che, in un tempo di crisi, i pensionati privilegiati dovrebbero fare un passo indietro anzi, secondo questa stravagante teoria, tutti i pensionati dovrebbero prendere una pensione pari agli stipendi medi degli impiegati del momento storico che viviamo. Quindi, per capirci, si potrebbe supporre e immaginare una società di pensionati con, diciamo, 1.200 € al mese con tanti saluti alle pensioni d’oro. A chi contestasse il fatto di aver versato più contributi e di avere diritto a percepire di più, questa teoria risponderebbe che se una persona ha versato di più significa che era più ricco nella vita lavorativa attiva e, quindi, avrà “messo da parte” beni che un lavoratore dipendente normale non avrebbe mai avuto la possibilità di avere. Senza contare che non sempre chi ha pensioni d’oro ha effettivamente versato i contributi corrispondenti (vero Sig, Giuliano Amato? e altri politicanti  e consulenti dai doppi e tripli incarichi?).

Un avvocato, ad esempio, avrà, case, titoli azionari, gioielli, liquidità, barche ecc che un operaio metalmeccanico nemmeno potrebbe sognare. Secondo questa “riforma” paradossale, i vari tipi di lavoratori si differenziano tra di loro solamente nella vita lavorativa attiva. Nella vita “passiva” cioè quella in cui si smette di lavorare e di essere produttivi sarebbero tutti uguali cioè tutti inattivi e allo stesso modo gravanti sulla società. Quindi una pensione dignitosa e uguale per tutti con le differenze dettate dal fatto che i più ricchi e coloro che guadagnavano di più hanno avuto la possibilità, oltre che di vivere meglio, anche di accantonare ricchezze e investimenti che potrebbero tornare utili a far vivere gli ultimi anni in maniera più agiata e “ricca”.

Se venissero erogati a tutti i pensionati assegni, ad esempio, di 1.200 € al mese si potrebbero risparmiare molti soldi utili magari a fornire servizi sociali ai cittadini che hanno sempre pagato le tasse ma che non hanno mai, o quasi mai, visto tornare indietro questi soldi sotto forma, appunto, di servizi. Ricordiamo infatti, anche se le nostre Istituzioni sembrano averlo dimenticato e sembrano farlo dimenticare anche a noi, che le tasse vanno sì pagate ma non tanto per fare o per un dovere irrinunciabile, bensì per avere indietro i risultati del nostro investimento, chiamato “tasse”, sotto forma di servizi.

Sicuramente questa pseudo riforma pensionistica è una vera e propria provocazione sia verso quella parte delle Istituzioni che dovrebbe essere preposta ad attuare una equa riforma pensionistica sia, soprattutto, verso chi, avendo versato di più quando era lavorativamente attivo, prende e gode di pensioni dorate a cui, giustamente, non vuole rinunciare e, essendo la pensione un diritto, nemmeno forse potrebbe rinunciarvi. Ed è giusto così, provocatoria è e tale deve rimanere senza però dimenticare che il sistema pensionistico attuale proprio non va bene  perché non è equo, e dove non c’e’ equità, specialmente in tema di pensioni, non vi è civiltà e, tirando troppo la corda, essa potrebbe spezzarsi e dare origine a qualche sorta di tensione sociale innescando quella che sarebbe, forse, una vera e propria guerra dei poveri.

…SOTTO A CHI TOCCA…

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