Fate la carità…

Strani tempi questi che ci troviamo a vivere nostro malgrado. Tempi di crisi profonda, più che economica oserei dire di valori, dove tutto o quasi sembra non avere più senso anche se la speranza in un futuro, se non migliore, quanto meno più equo dovrebbe alleviare un po’ le pene di tutti. I valori sono importanti. Da sempre è meglio avere dei punti di riferimento morali o pratici su cui poter contare e su cui fondare in parte la nostra esistenza.

Il valore che, ahimè, sembra essere il più importante in questi nostri tempi è quello del “Dio” denaro. Tutto ciò che facciamo o quasi, tutte le nostre azioni o quasi sembrano essere mosse dalla spinta di poter portare a casa un profitto economico. Direte che è una cosa necessaria per vivere ed è una osservazione più che giusta ma, forse, non dovrebbe essere la sola. Dovremmo a volte lasciare da parte i nostri interessi e cercare di fare delle cose solo per il gusto di farle e magari, perché no, anche a favore degli altri senza pensare ad un eventuale tornaconto.

In questi tempi di crisi ho spesso notato come siano aumentate a dismisura le persone che, in giro per le strade di tutte le nostre città, chiedono l’elemosina e questo è un altro evidente segno dei tempi in cui viviamo. Colpisce molto il fatto che spesso i questuanti siano delle persone “normali” o meglio forse lo erano e sono diventate, successivamente, come dei fantasmi per il fatto di essere incappati in qualche “disguido” nella loro vita. Mi è capitato spesso in passato di parlare con queste persone e, con mia grande sorpresa, mi sono trovato di fronte persone che prima di essere costretti a chiedere aiuto per strada erano persone rispettabilissime con tanto di lavoro, famiglia, figli, affetti ecc e che poi hanno via via perso tutto a partire quasi sempre dal lavoro e per finire con un effetto domino che con l’ultima tessera li ha messi in strada.

Sentire le loro storie affascina e al contempo mette i brividi per la dignità che ci mettono nel raccontare la loro disperazione. Se facciamo caso ai loro volti e se abbiamo la pazienza di chiedere e ascoltare le loro parole possiamo notare che non siamo più di fronte al clochard vecchio stampo come è rimasto impresso nell’immaginario collettivo, ma ad un nuovo tipo di senza tetto appunto persone come noi a cui, ad un certo punto, la fortuna ha voltato irrimediabilmente le spalle. Basta andare a fare un giro alle mense della Caritas per notare come gli avventori siano in realtà padri di famiglia, pensionati (si fa per dire, visti gli importi esigui delle pensioni), insomma siano come noi, siano noi e la cosa, sinceramente, fa molta impressione.

Proprio perché ci può fare impressione, cerchiamo, dove e quando possiamo, di fermarci ad ascoltare queste persone e magari anche aiutarle mettendo da parte egoismo e diffidenza. Potrebbe davvero essere un’esperienza nuova, positiva e che ci arricchisce insegnandoci anche qualcosa. Inoltre, non per fare il bigotto, ma sembra proprio che fare azioni positive e disinteressate verso gli altri meno fortunati di noi faccia bene al nostro spirito e alla nostra anima. Fare la carità non dovrebbe essere inteso solamente come dare qualcosa di materiale a chi ha bisogno ma anche e soprattutto come dare un aiuto morale, il nostro ascolto, un nostro gesto di amicizia, un qualcosa che viene dall’anima e che da essa viene percepito. Compiere queste azioni non costa nulla e potrebbe ripagarci tanto, tantissimo come non avremmo mai immaginato.

…SOTTO A CHI TOCCA…

 

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